L’Alzheimer di mia madre. Le rette della RSA e la mia depressione. Ecco la storia di Francesca

ALZHEIMER

Avere un genitore con l’Alzheimer è qualcosa che non si può spiegare e non si può capire: devi viverla quell’angoscia, devastante, fin dal principio, di tua madre che ti guarda e non sa più chi sei. Non si può comprendere il brivido che provi addosso ogni volta che stai solo e ripensi a quello che ti sta succedendo e senti il baratro che ti chiama, che ti affligge”. A dirmelo è Francesca (nome di fantasia), una donna che sta male, che racconta di aver sviluppato stati depressivi dopo che quel mostro senza conscienza, l’Alzheimer, è entrato nella sua intimità, nel rapporto più profondo che aveva, quello con sua madre.

Francesca si è rivolta ad Avvocato del Cittadino per partecipare all’azione collettiva per il recupero delle somme – indebitamente! – richieste e versate alla RSA in cui soggiorna la madre. “Ho fatto di tutto per tenerla in casa –mi spiega – solo che ad un certo punto diventa impossibile. Neanche le badanti riescono a domarla e per la sua sicurezza ho preferito mandarla in una struttura sanitaria”. Ebbene, la Rsa scelta da Francesca, come tutte d’altronde, richiede alla donna una quota di compartecipazione alla retta per il soggiorno pari a 1.800,00 euro al mese. Una somma che la donna non riesce a sostenere: “Inutile che mi dicono che in base all’Isee quello è l’importo dovuto: conteggiano beni che non mi danno reddito, anzi, che mi provocano solo uscite sottoforma di tasse. Io non ho i soldi per pagare e ho maturato già una morosità di oltre 20 mila euro”.

Avvocato del Cittadino ha già ottenuto una sentenza favorevole: ai familiari dei malati di Alzheimer non possono essere chieste compartecipazioni alla retta per “quote alberghiere” in quanto non è possibile distinguere le prestazioni socio-assistenziali da quelle, appunto, sanitarie. La battaglia che stiamo combattendo ci ha portato a conoscere storie assurde, la violenza di questa malattia è un peso troppo grande da sopportare per un figlio o per un marito. A ciò si aggiungono queste stratosferiche richieste economiche da parte delle strutture di cura mentre invece, tali importi, dovrebbero essere sostenuti dalla Regione di competenza. Con molti figli di malati di Alzheimer ricoverati presso strutture capitoline abbiamo inviato una diffida collettiva alla Regione Lazio, abbiamo chiesto, umanamente, aiuto. Abbiamo chiesto alla Regione di impegnarsi a corrispondere i pagamenti, anche alla luce delle recenti sentenze. Per chi avesse voglia e tempo, qui può leggere la risposta della Regione. Anzi, la non risposta alla nostra domanda.

Purtroppo, l’unica via, è quella giudiziale: per chi ha bisogno dell’aiuto specializzato della nostra associazione, può chiamarci allo 06.45433408 o scriverci a info@avvocatodelcittadino.com (c.a. Avv Astolfi) per fissare un appuntamento.

Avv. Emanuela Astolfi

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